mercoledì 4 ottobre 2017

Il problema e l’intuizione.

Il primo post di un nuovo blog è sempre difficile da scrivere soprattutto se deve inaugurare un tema salutistico delicato, quello della salute delle nostre ossa, visto e trattato con occhi non clinici, inconsueti.
Non sono un medico, sono un’imprenditrice con una laurea in economia e qualche anno fa ho avuto un’intuizione che mi ha permesso di entrare in un mondo fino ad allora a me sconosciuto, quello della reumatologia che tratta le patologie del tessuto osseo come l’osteoporosi.
Sono una produttrice di oli d’oliva extra vergini di alta qualità, pluripremiati, nelle Marche a Monte San Vito, comune appartenente all’Associazione nazionale Città dell’Olio grazie alla sua vocazione olivicola ben nota fin dai tempi degli antichi romani.

Legittimo chiedersi a questo punto cosa c’entri l’olio d’oliva, così buono e già salutare, con la premessa. Curioso poi scoprire quale legame esista ad esempio tra l’olio o meglio un particolare olio d’oliva e l’osteoporosi.
Un passo alla volta, abbiate solo un po’ di pazienza perché devo fare necessariamente un passo indietro e raccontarvi una breve storia per farvi capire.

In occasione di una fiera dell’alimentazione a Tokyo dove mi trovavo per ragioni di lavoro una decina d’anni fa , fui colpita da alcune strane abitudini giapponesi.
Non mi era infatti mai capitato di vedere assumere con larga frequenza – anche più volte nell’arco della stessa giornata - pasticche e tavolette di calcio come fossero caramelle, indifferentemente tra adulti e poi trovarle da vendere ovunque, anche al supermercato.
Per loro sfortuna i giapponesi ( in realtà non solo loro) sono fortemente carenti di calcio soprattutto per ragioni alimentari visto che la loro dieta è tipicamente basata sul pesce quindi per avere giusti e necessari introiti giornalieri devono assumerlo con gli integratori alimentari.

Anche il fattore culturale-antropologico incide su questo aspetto. Ad esempio la famosa vitamina D che serve per l’assorbimento del calcio e che si può sintetizzare con l’esposizione solare, risulta essere piuttosto deficitaria nelle donne giapponesi che invece mai si espongono al sole perché prediligono pelli diafane, “effetto porcellana”.

Esistono molte conferme scientifiche riguardo le criticità appena accennate come quelle emerse nell’ultimo “nutritional survey of Japan” del 2013 dove si evidenzia la forte preoccupazione della carenza di calcio tra la popolazione, sottolineata anche dall’autorevole International University of Health and Welfare di Tokyo. Per farla breve, di rientro dal viaggio, cominciai quindi tutta una serie di indagini più approfondite e mi misi a studiare anche la situazione europea grazie agli stimoli che avevo riportato dal paese del sol levante. Confortata dai dati, dalle persone incontrate e soprattutto da mio padre che mi ha incoraggiata a trovare una soluzione (possibile soluzione) al problema, mi sono spinta in un’avventura straordinaria culminata oggi con il Petrini plus®, il primo e unico olio amico delle ossa (brevetto Petrini).

Vi lascio ora nella speranza che la vostra curiosità non si sia del tutto esaurita e vi aspetto al prossimo post perché i risvolti sono ancora tanti e molto c’è ancora da dire sul tema della salute delle ossa grazie anche ai contributi scientifici dei medici che saranno passo dopo passo pubblicati.